giovedì 25 ottobre 2012

DEPOSITO AGRICOLO

Progetto (http://www.continiarchitettura.net/)
L’edificio, un deposito agricolo, di pianta rettangolare (40mt x 8.80mt) si svilupperà su due livelli: seminterrato e piano terra.
Il livello seminterrato verrà organizzato con un spazio destinato a vasca di accumulo per acque piovane, da riutilizzare successivamente in agricoltura, realizzato su vespaio aerato con un h 1.50 , ed una serie di locali destinati a cantine e depositi con un altezza interna di 2.50 mt.
Ad essi si accederà tramite un percorso che seguirà il naturale dislivello del terreno.
Il piano terra, invece, sarà suddiviso in tre grossi locali, due depositi macchinari e un deposito attrezzi, oltre ad un passaggio coperto che permetterà un collegamento con l’abitazione padronale a poca distanza e ad un futuro spazio destinato a giardino.
L’edificio avrà un’altezza interna di 3.20mt e la struttura portante sarà in travi HEA e HEB ed elementi orizzontali in legno.
Per i tamponamenti verticali si è scelta una pannellatura in legno, portoni scorrevoli sempre in legno ed un’unica parte vetrata aggettante sul declivio dei terreni coltivati.
Le murature semi-interrate verranno rivestite in pietra, così come il porticato di collegamento a terra. La copertura di tipo piano, ospiterà pannelli fotovoltaici.
 


deposito agricolo

deposito agricolo




Progetto di deposito agricolo per privato a San Michele Tiorre, Felino (PR)

Plastico di studio.

Scala
1:100

Materiali
Carton-legno, plexiglass, cartone.



Renders con foto-inserimento di progetto per un deposito annesso ad abitazione.

CHIESA DI PANTIGLIATE

 
L’attuale chiesa è collocata nella piazza principale del paese dove è ancora presente la struttura urbana dell’abitato antico.
Il sagrato e l’ingresso sono prospicienti alla piazza mentre l’abside fronteggia il vecchio muro in laterizio che delimitava il lato nord del canale di alimentazione del mulino posto a poche decine di metri dalla chiesa.
A est dell’edificio sono posti gli edifici dell’oratorio parrocchiale e l’antica chiesa del paese risalente all’XI secolo, oggi trasformata in cinema parrocchiale.
L’edificio, in stile neoromanico, è stato costruito dopo alterne vicende fra il 1924 e il 1929.
Nel 1924, su progetto dell’architetto Andrea Firmini, iniziarono i lavori che si interruppero dopo la costruzione della struttura principale formata da pilastri e travi in cemento armato.
Nel 1928, dopo una pausa di cerca due anni, sotto la direzione dell’ing. Renzo Mora furono completati il corpo principale a tre navate e la facciata di ingresso.
La chiesa inaugurata nel 1929 mancava degli attuali corpi laterali adibiti a sacrestia e il deposito costruiti successivamente.
L’intero apparato decorativo che caratterizza oggi l’interno della chiesa è stato realizzato nel 1945 dal pittore milanese Giacomo Coppini.
Il restauro di parte dei dipinti, è stato effettuato nel 1977 dal pittore pantigliatese Giovanni Sirtori.
Da sottolineare che nella parte dell’abside tali intervento ha comportato un rifacimento sostanziale del dipinto.

Le necessità della comunità parrocchiale
Il costante incremento demografico del comune di Pantigliate e delle zone limitrofe ha evidenziato alla comunità parrocchiale l’insufficienza degli spazi presenti nell’attuale edificio durante le funzioni religiose.
In particolar modo la fruizione degli spazi interni risulta difficoltoso per la forzata collocazione delle sedute nelle navate laterali, destinate originariamente alla deambulazione dei fedeli.
La capienza attuale della chiesa è di circa 250 posti a sedere, mentre la richiesta è di 400 posti a sedere, con un corretto rapporto visivo fra assemblea e zona presbiteriale oggi in parte precluso.
Dopo una serie di considerazioni fra cui l’ipotesi di costruire ex novo un edificio in altra zona, si è preferito approfondire la soluzione di ampliamento dell’attuale edificio in quanto questo consente di mantenere la funzione religiosa all’interno di un luogo sedimentato nel tempo e collocato in posizione centrale nella vita del paese.

Il progetto
L’osservazione delle caratteristiche del luogo, la valutazione delle richieste espresse dalla comunità parrocchiale e dall’amministrazione comunale, hanno portato alla formulazione del progetto di ampliamento con l’obbiettivo di :

- salvaguardare le principali caratteristiche dell’edificio esistente, quali l’impianto basilicale a tre navate e il ciclo di dipinti presenti all’interno;
- valorizzare l’interno attraverso una più consona distribuzione degli spazi, in modo da permettere uno svolgimento corretto della liturgia con circa 400 posti a sedere;
- contribuire ad una ridefinizione degli spazi pubblici esterni oggi scarsamente relazionati sottolineando la vocazione urbana dell’edificio chiesa.
- mantenere una continuità visiva fra i nuovi volumi e quelli esistenti

Con questi obbiettivi si è stabilito di ampliare l’edificio oltre la zona absidale, con la demolizione dei due corpi bassi laterali e dell’abside stesso.
Con la demolizione dei due volumi laterali, la cui costruzione è comunque posteriore al corpo principale della chiesa, sarà possibile definire, in continuità con i volumi e i percorsi
interni esistenti, un nuovo recinto murario in cui collocare, lateralmente al presbiterio, due zone per l’assemblea dei fedeli, che in tal modo si svilupperà secondo uno schema a croce latina con il presbiterio al centro.
Con questo schema planimetrico le navate dell’attuale chiesa riprendono la loro originaria funzione: i fedeli seduti nella parte centrale alta e il percorso di distribuzione nelle due navate laterali più basse.
Il nuovo transetto, al quale si accede attraverso i due percorsi laterali, si completa con uno spazio absidale “aperto” caratterizzato da un piccolo giardino al cui fianco si collocano sacrestia e deposito.
Lo spazio interno del transetto si caratterizza per il volume a tutta altezza illuminato sui tre lati da grandi pareti traslucide che garantiscono un’illuminazione diffusa. La zona presbiteriale è invece illuminata zenitalmente da un lucernario posto sopra la copertura. Particolare attenzione si è prestata allo studio dei volumi esterni in rapporto all’edificio esistente e ai percorsi di avvicinamento alla chiesa.

Pur con una semplificazione del linguaggio architettonico i nuovi volumi ripropongono all’esterno lo schema della croce latina attraverso tre portali che contengono le grandi pareti traslucide; questi tre grandi elementi appoggiano sopra un muro che definisce perimetralmente l’ampliamento recintando anche i fianchi dell’edificio esistente. A questo muro in mattoni alto m. 3.60 è affidata la qualità del rapporto percettivo con i percorsi che delimitano la chiesa. I nuovi volumi posti sopra la quota del basamento perimetrale saranno realizzati in muratura intonacata in continuità materica e cromatica con le murature esistenti.
Dal punto di vista urbano il progetto di ampliamento consentirà di rendere più agevole il rapporto fra la piazza principale, peraltro oggetto di un progetto di riqualificazione, con le aree circostanti oggi difficilmente accessibili.
Liberando il fronte est dalle recinzioni esistenti è possibile prevedere un percorso pedonale tangente ai volumi della chiesa, questo percorso attraversando il vecchio muro del mulino condurrà agli spazi pubblici a verde attrezzato oggi in costruzione.

 




Progetto di ampliamento della chiesa di Pantigliate (MI).

Plastico di presentazione.

Scala
1:200

Materiali
Carton-legno, plexiglass, cartoncino.

RIQUALIFICAZIONE QUARTIERE STAZIONE

Progetto
L’ambito oggetto dello studio, il quaritere Ospizio a Reggio Emilia, non è altro che il prolungamento verso est sulla Via Emilia della periferia urbana della città. Esso rappresenta la parte sud di quella che è classificata come Zona della Stazione. Tale area è situata immediatamente ad EST del Centro Storico, limita a ovest da via G. Vecchi, a sud dalla Via Emilia all’Ospizio, ad est da via del Partigiano, e a nord da Via Turri in confine con l’area delle FF.SS..
L’edificazione dell’isolato via Turri-via Paradisi risale alla metà degli anni ’70 e riguarda un’area di circa mezzo chilometro quadrato.
A fronte della complessa fase di analisi, realizzata nel corso del Laboratorio di Sintesi Finale “Architettura Sostenibile”, si è giunti alla trascrizione dei bisogni e delle criticità individuate in schemi concettuali o Massimi Sistemi. Tale analisi ha il compito di mettere in luce le potenzialità e bisogni del quartiere.
Si è organizzata a tal proposito una tabella che mostrasse le diverse fasi temporali del progetto: Stato di fatto, Obiettivi, Strategie (Stato di Progetto). Tale suddivisione permette un confronto tra l’esistente e ciò che il progetto si prefigge di sviluppare.
Si è giunti così alla stesura di un planivolumetrico.
Le criticità emerse dallo studio urbanistico, architettonico e sociale del quartiere evidenziano la discontinuità dei percorsi di collegamento, un’elevata densità abitativa, una forte disomogeneità tipologica e morfologica e culturale, la sporadicità dei servizi pubblici. Il quartiere è diventato, nel corso degli anni, un dormitorio a causa del sempre maggiore affluenza di immigrati; l’espansione urbanistica della città si è spostata a sud limitando il quartiere nella sua naturale riqualificazione sociale e architettonica.
Il progetto si prefigge di riportare integrazione e identità al quartiere attraverso i seguenti elementi:il percorso, come elemento di connessione e relazione del quartiere alle principali infrastrutture, la via Emilia e l’asse ferroviario. I percorsi si differenziano a seconda del carattere e della qualità dello spazio che connettono e attraversano: che sia pubblico, privato o semi-pubblico.

La definizione formale dei diversi gradi di privacy, la gestione razionale e comprensibile degli accessi, il rapporto tra spazi aperti e costruito sono alcuni dei temi cardine del progetto di residenza. L'obiettivo ambizioso ma imprescindibile dovrebbe essere la costruzione di spazi appropriati (appropriabili) per una vita sociale completa e complessa che integri i nuovi interventi nella città, percepita ed utilizzata sempre più come network di spazi di qualità in opposizione all'uniformità senza qualità del territorio suburbano.
Per accedere allo spazio privato delle residenze si deve passare per gradi dagli spazi pubblici come piazze, servizi pubblici e dei percorsi commerciali agli spazi semi-pubblici come i ballatoi e terrazze accessibili tramite collegamenti verticali situati nei luoghi collettivi.
Altro principio è quello dello spazio di relazione, lo spazio pubblico: la piazza.
La creazione di ampi spazi di socialità in prossimità dei principali servizi pubblici ha permesso di delineare all’interno del quartiere delle centralità sulle quali sono stati insediati altri servizi alla persona e nuove destinazioni.
Il sistema piazze - percorsi, ha lo scopo di fornire all’abitante del quartiere, sicurezza e identificabilità degli spazi dove vive.
Il terzo principio è quello, di carattere paesaggistico, della scena urbana.
Gli edifici delineano percettivamente il quartiere. Queste scene, direzionano, delimitano e accompagnano i percorsi.
La carenza delle istituzioni è stata compensata con l’aumento e il rafforzamento dei servizi fornendo nuovo spazio e respiro al pubblico a supporto delle esigenze del privato.
Le attività si distribuiscono sui luoghi di relazione, facilmente riconoscibili: dove oggi un muro chiude via Paradisi si prevede di collocare il “centro sociale” come fondale e fulcro di una piazza.
Due sono stati gli edifici progettati in questa tesi di laurea: il primo che affaccia sulla via Emilia, composto da un attestamento di tre volumi e una “coda”, connessi da un sistema distributivo a ballatoio, e il secondo, che delimita la nuova piazza al termine di Via Paradisi, composto da una stecca e un’alta torre.
Al piano terra entrambi gli edifici presentano dei moduli vetrati con funzioni commerciali e di Centro Sociale, per quanto riguarda in particolare la torre in piazza.
Le tipologie abitative utilizzate sono quelle di monolocale, bilocale duplex e trilocale.
Alla compattezza e staticità dei blocchi residenziali, viene contrapposta la leggerezza e la dinamicità di un contenitore primitivo, nella forma e nella materia: un recinto ligneo che avvolge il volume residenziale degli interi edifici. A rendere espressiva la corteccia dell’edificio intervengono i bisogni, le abitudini di vita, i desideri, la creatività dei residenti, liberi di scegliere la conformazione più adatta manovrandola attraverso un sistema di ante apribili a fisarmonica e ripiegabili sull’esterno.
Se da un lato questi due edifici delineano percettivamente un percorso e una piazza, dall’altro creano un ampio spazio verde, caratterizzato da un percorso preferenziale che collega la via Emilia alla piazza e da moduli lignei per le attività ricreative.
Gli interventi proposti devono confrontarsi con un quartiere il cui tessuto frutto di stratificazioni differenti oggi si presenta frammentato e discontinuo, non trovando un sufficiente legame con la città.
Il progetto ricostruisce morfologicamente, attraverso tipologie di edifici differenti, il circuito di connessioni e relazioni che stanno alla base del quartiere e fornisce un disegno unitario di città come traccia per possibili interventi futuri.
La disomogeneità del tessuto riflette ed enfatizza la disuguaglianza sociale del quartiere; il progetto di riqualificazione perciò si colloca all’interno di uno scenario di prospettive future proposte dal Comune di Reggio Emilia e in continuità ad un percorso partecipativo che coinvolge gli Enti Comunali e tutti i cittadini.
La Tesi qui proposta si pone l’obbiettivo di tradurre i diversi contributi disciplinari e le esigenze dei cittadini residenti in un progetto architettonico di scala urbana per dare forma, sostanza e un disegno unitario al quartiere.
Architettura come strumento fondamentale per ricostruire la città dal suo interno, ricucendo i frammenti di un tessuto urbano incoerente specchio di una civiltà divisa.

Architettura come dialogo, spazio di relazione, luogo di incontro e confronto.

 
 
riqualificazione stazione reggio emilia

riqualificazione stazione reggio emilia

riqualificazione stazione reggio emilia




Plastici realizzati per la Tesi di Laurea in Architettura Sostenibile.

Progetto di riqualificazione urbana e nuove residenze di edilizia convenzionata all’interno del Quartiere Stazione, via Turri (RE).

Scala
1:1000 (plastico di inquadramento), 1:200 (plastico di dettaglio dell’intervento)

Materiali
Carton-legno, listelli di legno, poliplat, plexiglass, cartoncini, muschio.

Collaboratori:
Torlai Andrea


FACOLTÀ DI ERBORISTICA

Progetto
Il tema di cui ci siamo occupati è quello della “casa dell’erborista”. Il progetto prevede la realizzazione di alloggi studenteschi per gli studenti del corso di erboristica, dei laboratori in cui si possono estrarre i principi attivi dalle erbe, 3 grandi serre in cui conservare piante succulente, agrumi e piante tropicali, 3 serre minori in cui conservare erbe aromatiche e officinali, una tisaneria e un ristorante/mensa vegetariano.
L’idea era quella di creare un luogo in cui abitazione, studio e lavoro coesistessero. Ci siamo rifatti ad esempi contemporanei per quanto riguarda la tecnologia delle serre (vd. Herne) ma per quanto riguarda la residenza ci siamo rifatti all’intimità dei conventi (vd. Antonello da Messina, San Girolamo) e all’ordine che regnava nelle antiche spezierie. Inoltre il nostro progetto vuole sottolineare il rapporto tra l’architettura e il verde ( ad esempio, il ristorante è immerso nei filari di alberi da frutto).
Il progetto si colloca all’ingresso del campus universitario, di fianco alla facoltà di farmacia proprio perché le lezioni di erboristica si svolgono in questo stabile.
L’impianto riprende quello di farmacia sia in pianta che in alzato. Si sviluppa attorno ad un asse principale vetrato in copertura su cui si innestano le serre e le residenze. Principio e fine di tale asse sono costituiti rispettivamente dalla tisaneria e dal ristorante.

Il ristorante è un edificio che si sviluppa seguendo l’asse principale del progetto e, al contempo, adattandosi alle file di alberi. Il ritmo dato dai setti in cemento sporgenti sia all’interno della sala che in copertura richiama il ritmo dato dai filari di alberi. Detti setti permettono l’apertura di ampie vetrate verso i filari per godere della veduta. Il volume della cucina è volutamente ruotato a rompere la regolarità ed è realizzato con un rivestimento in acciaio corten. L’entrata e l’uscita sono messe in risalto da due strutture in mattone faccia vista più alte del resto dell’edificio.

La tisaneria è stata concepita come una scatola vetrata avente al centro un albero. La scelta del vetro non è casuale in quanto, dato che la tisaneria si colloca all’inizio del percorso, vicino all’ingresso al campus, esso permette di far scorgere il resto del percorso, fino al ristorante. Inoltre è stato volutamente posto un albero al centro, proprio a sottolineare la forte componente “vegetale” del progetto. La vera e propria tisaneria è posta al piano primo, mentre il piano terra ha funzione di hall.
 
facoltà di erboristica parma

facoltà di erboristica parma

facoltà di erboristica parma




Plastici realizzati all’interno del Laboratorio universitario di progettazione IV.

Progetto della nuova sede della Facoltà di Erboristica all’interno del Campus Universitario di Parma.

Smontabile.

Scala
1:500 (plastico di inquadramento), 1:100 (plastico di dettaglio)

Materiali
Carton-legno, listelli di legno, filo metallico, plexiglass, cartoncini, sabbia, tabacco, the alla pesca.

Collaboratori
Tavoni Ilaria, Torlai Andrea

NUOVA SEDE E.F.S.A.

Progetto
Il progetto in questione ha come scopo principale la riqualificazione dell’area che comprende l’attuale Piazza Matteotti, dell’area prospiciente in retro dell’ ex ospedale psichiatrico (padiglione Vighi) e del padiglione stesso.
Per quanto riguarda la piazza Matteotti si è pensato ad una riqualificazione e ad una riorganizzazione dello spazio in funzione di luogo atto ad accogliere il mercato settimanale ma anche di luogo pubblico di socializzazione nei giorni in cui il mercato non è presente.
A questo scopo si è pensato di erigere una successione di strutture trilitiche (in rame tecu) da cui possono essere dipanati teli in PVC che abbiano la funzione di individuare uno spazio percorso e allo stesso tempo di proteggere dagli agenti atmosferici,
I teli in PVC sono stati pensati integrati nella struttura per agevolare l’allestimento del mercato; su di essi possono essere inoltre stampate immagini a tema (una “Natura Morta” di Caravaggio per esempio).
Il mercato si articola lungo due assi paralleli agli edifici preesistenti nella piazza che confluiscono in uno centrale che segnerà poi la via d’accesso, attraverso la “porta trionfale”, al grande spazio-corte retrostante il Vighi. Nella prima parte del percorso compare uno spazio verde, un luogo di sosta e riposo, che procede per rientranze e sagome quadrangolari in cui s’incastonano le panchine marmoree. Percorrendo quest’hortus conclusus si giunge ad un terzo asse lungo il quale si rincorrono due filari di triliti fino ad arrivare alla grande porta trionfale che spalanca la visuale sull’imponente edificio del Vighi, quinta scenica dell’intero impianto.
Essa, lungi dal possedere solo una valenza estetica, funge da cerniera tra il livello della piazza ed il parcheggio sottostante; sono state pensate in cemento litracon, un materiale innovativo che coniuga perfettamente la funzione pratica a quella decorativa (al suo interno vi è una piccola percentuale di fibre ottiche che renderanno ogni struttura solida ed evanescente).
I triliti di cui si è accennato poc’anzi sono stati pensati sì come solitari totem conficcati nella piazza ma anche, grazie ad un ben progettato impianto al neon interno alla struttura, come una sorta di filare luminoso che anche di notte segnerà chiaramente ma non con prepotenza i linearissimi percorsi che inquadrano l’intero progetto. Il riferimento artistico a tali elementi si può vedere come un tributo al grande Max Ernst il quale rese le sue “Foreste” vivide ed esplicitamente materiche scavando con una foga quasi michelangiolesca le sue sculture.
Oltre la porta si apre sul lato sud la grande corte delimitata dal retro del padiglione Vighi e il nuovo edificio adibito a ristorante, un involucro di vetro racchiuso e sostenuto da un colonnato esterno (sempre in rame tecu), evocazione contemporanea di un antico peristilio.
La nuova costruzione si presenterà rivestita completamente in marmo rosso di Alicante, un materiale dalla colorazione rossastra tendente al marrone che dialoga coloristicamente con le forti masse murarie dell’ex ospedale psichiatrico.
La riabilitazione del Vighi, invece, prevede la creazione di un centro polifunzionale che ha come target la cultura gastronomica vissuta nella sua totalità: si può infatti leggere nella biblioteca, conoscere l’arte nella zona espositiva, iscriversi a corsi di haute cuisine, frequentare seminari di botanica nella serra, corsi di ikebana e tanto altro.
Al fine di creare questo corpus unitario è stata anche ripensata e riadattata la viabilità della zona anche per facilitare l’accesso e la fruizione dei nuovi spazi tra cui le piazzole destinate agli ambulanti e le rampe che conducono al parcheggio sotterraneo.


NUOVA SEDE E.F.S.A. PARMA

NUOVA SEDE E.F.S.A. PARMA



Plastico realizzato all’interno del Laboratorio universitario di progettazione III.

Progetto di riqualificazione di Piazza Matteotti e nuova sede per European Food Safety Authority all’interno dell’Ex Padiglione "Vighi" di neurologia (PR).

Scala
1:200

Materiali
Poliplat, listelli di legno, plexiglass, cartoncini, tabacco, liquirizia.

Collaboratori
Albertini Elisa, Lodi Chiara, Zironi Riccardo

NUOVO POLO UNIVERSITARIO

Progetto
Il progetto nasce da due concetti espressi nel “Le città invisibili”:

Ora dirò della città di Zanobia che ha questo di mirabile: benché posta su un terreno asciutto essa sorge su altissime palafitte, e le case sono di bambù e zinco, con ballatoi e balconi poste a diversa altezza, su trampoli che si scavalcano l’un l’altro, collegate da scale a pioli e marciapiedi pensili, sormontate da belvedere coperte da tettoie… (Le città sottili 2)

Gli antichi costruirono Valdrada sulle rive di un lago con case tutte verande una sopra all’altra e vie alte che affacciano sull’acqua i parapetti a balaustra. Così il viaggiatore arrivando vede due città: una diritta sopra il lago e una riflessa capovolta (Le città e gli occhi 1)

L’idea principale quindi è stata quella di cercare di spingere Boretto fin verso il fiume.
Ho cercato di enfatizzare il percorso che porta dal paese al fiume con una strada, una linea di passaggio che nasce dal monumento, posto a metà tra i due edifici principali del paese e che porta sul retro degli stessi, dove una piazza diventa un punto di unione tra la chiesa e il comune, un luogo di incontro, un cortile delimitato da un colonnato a ricordo degli antichi chiostri.
Il percorso prosegue forando l’argine, e spinge lo sguardo dello spettatore fino al fiume.
Si entra nel campus così attraverso una galleria segnata da due muri, e ci si ritrova sotto il portico di in una seconda corte.
Questa nuova corte è la proiezione della prima verso in fiume, un segno regolatore che cerca di portare il paese fino al fiume addomesticando il territorio, ma al contempo adattandosi alla linea dell’argine.
La corte ospita le residenze studentesche ed è un richiamo all’architettura e alla vita conventuale.
Le celle dei monaci disposte attorno al cortile si trasformano in alloggi studenteschi su due piani con ballatoio, mentre l’elemento di connessione tra i due bracci ospita una sala comune di lavoro per studenti, punto di ritrovo come gli antichi refettori.
La biblioteca si innesta sul asse e diviene prolungamento della corte fino al fiume.
Riprendendo il ritmo della pilastrata lo porta al suo interno scandendo lo spazio.
Si sviluppa su due livelli con un percorso esterno sovrastato da una galleria interna.
Inoltre presenta uno spazio a tutta altezza illuminato da un lucernaio che porta fino ad una grande vetrata che da sul fiume.
Il complesso a corte è stato volutamente lasciato aperto, mantenendo libera la visuale verso fiume, delimitata solamente un’enfilade di pilastri che segnano il percorso che porta alle aule e all’auditorium.
Percorso che diventa la linea di confine tra la terra e l’acqua, una passerella di legno dalla quale si prolungano gli edifici sull’acqua attraverso dei moli.
Il dialogo col fiume è accentuato dalle facciate vetrate della biblioteca, dell’aula espositiva e dell’auditorium, che si aprono come tanti cannocchiali sulla natura; di modo che il fiume riflette la città e gli edifici a loro volta catturano il riflesso del fiume.
Le aule si innestano direttamente sulla linea di confine e prendo la forma delle antiche palafitte che si sviluppavano lungo le sponde dei fiumi, sul limite tra le terre emerse e le terre sommerse.
Il percorso termina con l’auditorium, prolungamento del museo del Po’, e che con la biblioteca chiude il campus in un’unica corte sul fiume.
L’ingresso nel foyer viene enfatizzato da un lungo muro che si accosta al percorso e indirizza lo spettatore fin dentro all’auditorium coperto da un tetto a falde in acciaio Corten, memoria del metallo arrugginito del cantiere navale.
L’interno, simile all’auditorium Paganini, presenta un doppio foyer, uno a livello terra e uno sopraelevato collegati da uno scalone che conduce alla sala che riscende fino al palcoscenico che presenta come singolare fondale scenico il fiume Po’.

 
 
NUOVO POLO UNIVERSITARIO BORETTO

NUOVO POLO UNIVERSITARIO BORETTO


NUOVO POLO UNIVERSITARIO BORETTO



Plastico realizzato all’interno del Laboratorio universitario di progettazione II.

Progetto di riqualificazione urbana di Boretto (RE) e nuovo polo della Facoltà di Architettura di Parma.

Scala
1:200

Materiali
Carton-legno, listelli di legno

OSSERVATORIO ASTRONOMICO

Progetto
E’ stata scelta la pianta della basilica di San Vitale di Ravenna perché, oltre ad essere - a ragion veduta - uno dei monumenti più celebri della storia, si presenta come regolare ed equilibratissima nonostante la sua non dissimulata asimmetria.
A partire dalla pianta (di cui è stato mantenuto solo il perimetro) di questo capolavoro si sono voluti creare un museo di strumentazioni astronomiche, un centro studi e un osservatorio astronomico.
Si potrebbe però dire che il vero protagonista del progetto è la volta celeste; e infatti la forma dell’edificio è possente alla base, quasi bramasse innestarsi nelle viscere della terra, e sempre più “in dissolvenza” mano a mano che si sale: la frattura che è stata pensata nel tronco di cono che sorregge l’osservatorio funge da “sfumatura” tra l’edificio vero e proprio e il cielo stesso.
Le fonti d’ispirazione che hanno portato alla modellazione di una forma così audace si sviluppano attraverso tre differenti discipline: storia dell’arte e dell’architettura, letteratura e storia della scienza.
Per ciò che riguarda il primo punto si può analizzare il basamento: quello che era il nartece è diventato l’ingresso del museo inteso come luogo d’incontro, come “luogo sociale”; lo stesso si potrebbe dire osservando il retro che è stato pensato come hortus conclusus, una sorta di nuovo Paradiso Terrestre: i riferimenti artistici per questa scelta si ricollegano all’epoca del Gotico Internazionale e in particolare al dipinto di Ramon de Mur Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre in cui i due primi peccatori sono ritratti nell’atto di fuggire da un meraviglioso giardino delimitato da una muraglia con merlature e piccole fenditure; l’idea della piccola fenditura è stata poi trasfigurata nel nostro progetto in piccole finestre irregolari che vanno a creare un nesso tra il giardino sul retro, allegoria del Paradiso Terrestre, e il resto del mondo oltre a enfatizzare l’epoca storica del Medioevo cui sono state tratte molte idee.
Sul retro il muro, solitaria entità delimitante un giardino, è quasi una rovina dimenticata, il resto di un castello ora diroccato: questa è l’unica parte del museo in cui l’ispirazione, se così si può dire, è stata concepita in uno spirito neoromantico; per questo particolare l’analisi dei languidi e sognanti dipinti di Friedrich è stata molto importante.
Il corpo centrale invece, oltre a essere un omaggio alla pura geometria, essendo un prisma a base ottagonale, si ricollega al meraviglioso Castel del Monte (un altro riferimento “medievale”).
Questa varietà di elementi è tenuta assieme da alcuni passi del sommo poeta, Dante Alighieri; egli, infatti, nella sua Divina Commedia descrive attraverso un’infinità di allegorie il percorso di fede dell’uomo che dall’inferno lo porterà sino alla visione dell’Altissimo. Un tale processo, trasfigurato in chiave scientifica, è diventato progetto; all’ingresso del museo sono state collocate due vasche metalliche ricolme d’acqua attraverso le quali il visitatore deve obbligatoriamente passare per entrare nel museo: esse rappresentano il Lete e l’Eunoè, i due fiumi di cui Dante parla nel Purgatorio. Etimologicamente Lete deriva dal verbo greco lanqanw che significa “nascondersi” mentre la parola Eunoè deriva dall’aggettivo eunous che vuol dire letteralmente “dai buoni pensieri”. I due fiumi che Dante descrive come scuri (non per l’acqua che è invece purissima ma a causa delle ombre che le innumerevoli piante del Paradiso Terrestre proiettano su di essi) sono stati infatti pensati come due vasche di metallo scurissimo e se nella Commedia dantesca fanno dimenticare alle anime la loro vita terrena per rinnovare in loro le buone azioni, nel nostro progetto vogliono ricordare ai visitatori di entrare nella costruzione con una “forma mentis” adeguata per comprendere l’importanza di ciò che il museo custodisce.
Nel Paradiso, poi, Dante ha una conoscenza del Divino fugace: così come lo studioso di geometria si arrovella sul problema della quadratura del cerchio e non riesce a risolverla allo stesso modo il Poeta non riesce con l’umanità della sua mente ad abbracciare il concetto teologico ultimo: Dio, appunto. Nel nostro progetto l’osservatorio - e cioè quella parte dell’edificio più vicina ai cieli – è appunto una sfera, una circonferenza ruotata e coincide con l’ultima tappa conoscitiva del visitatore.
Il fatto che questa non sia simmetrica rispetto all’asse del tronco di cono ha un senso ben preciso: la conoscenza umana almeno in teoria dovrebbe essere “a tutto tondo” e si potrebbe allegorizzare in una sfera; siccome però l’uomo non può arrivare a comprendere il senso ultimo di ogni disciplina questa è stata collocata in bilico proprio all’apice dell’edificio. Se dunque l’uomo sfruttasse in malo modo il suo sapere questo potrebbe ritorcerglisi contro così come la sfera potrebbe teoricamente cadere al suolo. E se cadesse probabilmente finirebbe sul giardino collocato sul retro dell’edificio che è appunto metafora del Paradiso Terrestre, quel luogo empio e meraviglioso in cui si consumò il peccato più grande.
La forma del tronco di cono che collega il basamento all’osservatorio si ricollega alla forma del cannocchiale, quella geniale invenzione di Galileo che ha permesso all’uomo di avvicinarsi al cielo col suo sguardo curioso.
Ed è appunto alla volta celeste, vera musa ispiratrice di tutto il progetto, che il nostro museo-osservatorio vorrebbe ambire.



 
Osservatorio astronomico San Vitale

Osservatorio astronomico San Vitale
 
Plastico realizzato all’interno del Laboratorio universitario di progettazione II.

Creazione di un nuovo edificio sulla pianta della Basilica di San Vitale (RA).

Smontabile.

Scala
1:100

Materiali
Carton-legno, listelli di legno, cartoncini.

Collaboratori
Zironi Riccardo